Le Maschere del Teatro Italiano 2026: all’Argentina una serata di premi ed emozioni

di Cristina Valeri Sabato 19 settembre, al Teatro Argentina di Roma, si è svolta la cerimonia di premiazione del Premio “Le Maschere del Teatro Italiano”. La grande protagonista è stata l’emozione: quella dei partecipanti e, soprattutto, di chi, come me, ama da sempre l’arte del teatro. Uno spettacolo teatrale è un viaggio fatto di emozioni e sensazioni, suoni, musica, ombre e luci. Ogni elemento contribuisce a un delicato meccanismo, nel quale i lavoratori dello spettacolo sono protagonisti insieme al pubblico. Il Teatro Argentina, uno dei luoghi simbolo del teatro italiano, custodisce grandi eventi ed emozioni: partecipare a una serata come questa è un regalo che possiamo concederci. Giunto alla 23ª edizione, il Premio è stato ideato da Luca De Fusco, oggi direttore artistico della Fondazione Teatro di Roma, insieme al compianto Maurizio Giammusso. Di fronte a una sala gremita, sono stati celebrati i “custodi del teatro”: coloro che hanno qualcosa da raccontare e lo fanno con gioia e generosità. A condurre la serata è stata Serena Autieri, affiancata dall’ironia di Antonio Bannò. Con le sue esibizioni canore, Autieri ha aggiunto un tocco di eleganza e sentimento. Il presidente della giuria, Gianni Letta, ha definito questo riconoscimento «l’Oscar del teatro italiano». Una formula che, a mio avviso, rende omaggio ai grandi professionisti che, con serietà e dedizione, sanno coinvolgere tanto chi si avvicina al teatro per la prima volta quanto chi lo frequenta da sempre. Ogni rappresentazione è un evento irripetibile, uno scambio di energie tra chi crea la magia e chi la guarda. Ogni sera si rinnova quel patto non scritto tra il palcoscenico e la platea. È giusto, quindi, celebrare con entusiasmo e affetto chi rende possibile tutto questo. Tra le autorità intervenute, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha ricordato la riapertura del Teatro Valle. Rocca e il sottosegretario alla Cultura, Gianpiero Cannella, hanno ribadito l’impegno a riconoscere al teatro e allo spettacolo dal vivo la stessa attenzione riservata al cinema e all’audiovisivo. A mio avviso, è questa la promessa più importante: perché il teatro è un futuro che guarda al passato e un passato che continua a parlare al futuro. Da spettatrice, però, mi resta un piccolo rammarico. Pur riconoscendo il valore dei vincitori, avrei voluto vedere un lavoro straordinario come Lungo viaggio verso la notte, diretto da Gabriele Lavia, ricevere altri riconoscimenti oltre a quello per le migliori musiche. È una considerazione personale, nata dall’emozione che quello spettacolo mi ha lasciato. Ho accolto con gioia il successo di Arturo Cirillo, premiato per la regia di Le false confidenze, la vittoria di Antigone, diretto da Robert Carsen, come miglior spettacolo di prosa, e il riconoscimento a Gabriele Di Luca come miglior autore di novità italiana. L’appuntamento con tutto il teatro italiano è ora alla stagione 2026/2027, con l’augurio di vivere nuovi, entusiasmanti spettacoli. Tutti i premi Ogni riconoscimento racconta una parte del lavoro teatrale. Per questo desidero ricordare tutti i premiati, dando spazio anche a quelle professionalità che il pubblico non sempre vede, ma di cui percepisce il valore in ogni spettacolo.
Arturo Cirillo firma al Teatro Argentina una splendida edizione de Le false confidenze di Marivaux

di Cristina Valeri Arturo Cirillo firma al Teatro Argentina una splendida edizione de Le false confidenze di Marivaux, elegante e potente nella forma. Domenica 25 aprile ho assistito con grande piacere alla commedia Le false confidenze di Marivaux, in scena fino al 3 maggio nell’affascinante e storico Teatro Argentina di Roma.Nel Teatro Argentina tutto crea un forte impatto emotivo: da quando varchi la soglia a quando osservi dalla platea rossa gli scintillanti palchi. Ma questa volta l’emozione è stata ancora più intensa nel ritrovare un grande regista del nostro tempo, Arturo Cirillo, che da sempre propone raffinate riletture della drammaturgia francese, da Molière a Pierre de Marivaux. Con Le false confidenze posso dire che, per me, ha raggiunto una perfezione stilistica che raramente si incontra a teatro.Le false confidenze è una commedia del 1737 in cui amore, inganno e differenze sociali si intrecciano con ironia. Il protagonista è Dorante, un giovane privo di ricchezze ma innamorato della ricca vedova Araminte. Con l’aiuto del suo ex servitore Dubois, astuto e manipolatore, Dorante entra al servizio della donna come amministratore. Dubois orchestra una serie di “false confidenze”, rivelazioni pilotate, mezze verità e finte casualità, per far nascere in Araminte prima curiosità e poi amore verso Dorante. Tra equivoci, gelosie e ostacoli sociali, Araminte finisce per riconoscere i propri sentimenti e sceglie Dorante, superando convenzioni e interessi economici.La regia di Arturo Cirillo, insieme al raffinato stile di Marivaux, ha saputo rendere questa commedia una felice combinazione di eleganza, sobrietà, contenuto e soprattutto forza scenica. Uso volutamente questa espressione anche per descrivere le dense e magnetiche interpretazioni di tutti gli attori. Grazie a una direzione corale ed efficacissima, ogni personaggio ha avuto un intenso sviluppo drammaturgico che ha esaltato la grande bravura di Elena Sofia Ricci, ormai consacrata grande attrice teatrale, e di Giacomo Vigentini, Rosario Giglio, Orietta Notari, Francesco Petruzzelli, Giulia Trippetta, Giacinto Palmarini e dello stesso Arturo Cirillo. Con impeccabile sapienza, la scena, composta da elementi essenziali e mobili, si adatta a ogni situazione in una girandola di movimenti che rispecchiano impulsi e agitazioni dei labirinti del cuore, accompagnata da poche ma intense note musicali. Posso dire che ho amato quest’opera per come è stata rappresentata, apprezzandone anche la versatilità: uno spettacolo adatto a tutti, anche a chi deve ancora scoprire quanta emozione sappia donare il teatro.