di Cristina Valeri

Alle 19 il teatro è ancora quasi vuoto. L’orario di inizio dello spettacolo è fissato proprio per le 19 e, per un momento, sembra che il pubblico abbia disertato l’evento. La cosa sorprende, considerando che The Circle Mirror Transformation è una prestigiosa produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e del Teatro di Roma, diretta e interpretata da Valerio Binasco, affiancato da una elegante e raffinata Pamela Villoresi.Mi chiedo se il bel tempo e la giornata festiva abbiano influito sulla presenza degli spettatori. Eppure, alle 19.01, qualcosa cambia: il teatro inizia lentamente a riempirsi e, nel giro di dieci minuti, un continuo flusso di persone occupa i posti della platea fino alla seconda galleria.La magia può cominciare.

La scena è esattamente come deve essere. Siamo nel Vermont, negli Stati Uniti, all’interno di un modesto locale al piano strada di una piccola cittadina americana. Uno spazio semplice, quasi anonimo, che diventa il contenitore perfetto per le vicende umane che prenderanno forma davanti ai nostri occhi.Entrano in scena i personaggi e, con loro, le loro personalità. Una coppia sposata, una giovane ragazza, una donna affascinante, un uomo trasandato. La situazione appare subito familiare a gran parte del pubblico. Chi di noi, infatti, non ha mai partecipato almeno una volta a un corso di recitazione?Le scene ripropongono fedelmente gli esercizi, le dinamiche e i momenti tipici di un laboratorio teatrale. E, proprio come accade nella realtà, durante il percorso formativo si intrecciano le vite dei partecipanti. Ognuno si mette a nudo, ognuno offre qualcosa di sé, fino a rivelare fragilità, desideri, paure e segreti.Nascono relazioni, altre si interrompono. Si ride, ci si commuove, ci si riconosce.

È uno spettacolo coinvolgente, capace di trascinare lo spettatore all’interno di un mondo intimo e profondamente umano. Un racconto di introspezione che alterna leggerezza e malinconia, ironia e tenerezza.Per chi ha frequentato una scuola di teatro, molte delle situazioni rappresentate risultano particolarmente familiari. Gli esercizi, i momenti di improvvisazione, i silenzi, le confessioni inattese e quel graduale abbassarsi delle difese che spesso avviene durante un laboratorio teatrale sono restituiti con grande autenticità. Il teatro diventa così metafora della vita stessa: un luogo in cui, nel tentativo di interpretare qualcun altro, si finisce inevitabilmente per scoprire qualcosa di sé.Gli attori risultano perfettamente aderenti ai rispettivi personaggi e riescono tutti a trasmettere con efficacia le emozioni e le sfumature che il testo intende raccontare. Valerio Binasco costruisce un personaggio misurato e credibile, mentre Pamela Villoresi conferma ancora una volta la sua straordinaria capacità di dominare la scena con naturalezza ed eleganza, offrendo un’interpretazione intensa e mai sopra le righe.

Gli applausi finali, tuttavia, sono stati in parte smorzati da un messaggio proiettato sul palco al termine dello spettacolo. Come accade spesso al Teatro Argentina di Roma, anche questa volta ai saluti è stato affiancato un messaggio che, a mio avviso, assume una connotazione politica pur presentandosi come un semplice richiamo civile.Personalmente non condivido questa scelta. Ritengo che il teatro debba certamente essere luogo di riflessione e confronto, ma trovo discutibile utilizzare il momento conclusivo di uno spettacolo per veicolare messaggi che rischiano di dividere il pubblico. La forza del teatro risiede proprio nella sua capacità di suscitare domande, emozioni e riflessioni senza necessariamente indicare una risposta.La passione per il teatro dovrebbe restare uno spazio di incontro e di libertà, lasciando agli spettatori la possibilità di elaborare autonomamente ciò che hanno visto e vissuto in scena.E The Circle Mirror Transformation riesce perfettamente in questo compito: raccontare l’umanità nelle sue fragilità, nei suoi desideri e nelle sue contraddizioni, ricordandoci che spesso, dietro un semplice esercizio teatrale, si nasconde molto di più di una prova di recitazione.

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